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Dove bere del buon vino a Roma e nel Lazio? Ce lo dice Slawka Scarso!

Scritto da ROSSELLA DI BIDINO | 19.5.2014 |

Dove bere del buon vino a Roma e nel Lazio? Ce lo dice Slawka Scarso!E’ tempo che tu conosca Slawka Scarso. Non voglio qui decantarti le qualità di Slawka, che tu intanto imparerei a pronunciare come Suafca. Non voglio neanche presentartela come consulente in comunicazione enogastronomica e delle arti e docente di marketing del vino. Te la descrivo rapidamente: spigliata, allegra ed insieme discreta. Determinata e competente, senza essere petulante. Cosa più importante per te è anche l’autrice de Il vino a Roma e de Il vino in Italia. Sul suo blog Marketing del vino la puoi scoprire giorno dopo giorno, così come su NanoPausa, dove si lascia andare alla sua verve più poetica.

Qui però ti voglio introdurre a Il vino a Roma, una guida raccontata sui luoghi del vino a Roma.  Slawka lo presenta come un diario del  vino della capitale. Tre sono le sezioni di cui si compone: enoteche, negozi ed aziende vitivinicole del Lazio. Ideale per il neofita e l’esperto, nonché per l’amante della lettura piacevole con un bicchiere di “quello buono”.

Proprio davanti al bicchiere di “quello buono” ho incastrato una sera Slawka alle sue responsabilità di scrittrice e l’ho invitata a presentarti Il vino a Roma.

bottiglia vino

Ciao Slawka, ti disegno una scena: un turista del vino a Roma. Cosa può trovare?

Molto spesso un turista gira per il centro di Roma. Lì si trova di fronte ad insegne apparentemente anonime a prima vista ed è difficile orientarsi.  Addirittura in origine le insegne recitavano solo “Vino e Oli”. E ancora oggi questo segno di riconoscimento permette di notare  ad esempio su via dei Banchi Vecchi l’enoteca Il Goccetto. Mentre l’Enoteca Ferrara a Largo Trilussa l’insegna proprio non ce l’ha: la si scorge dal nome che sembra scritta a mano sul muro. Per i più curiosi, la prima vineria di Roma è Cul de Sac su Piazza Pasquino. E’ stato lo sviluppo delle autostrade a far arrivare da fuori i vini nella capitale e non solo. Me lo ha raccontato per primo Marco Trimani. Con le autostrade, arrivarono a Roma i Baroli e i vini veneti. Prima, all’epoca dei soli treni, il vino era ancora venduto sfuso e tutto ruotava attorno alla figura del mercante di vini.

Prima a Roma c’era soprattutto il Frascati, che infatti in passato ha aveva come principale mercato di sbocco Roma, e senza grande concorrenza. Una città grande, poi, in grado di assorbirne tutta la produzione. Con l’evolversi dei mezzi di comunicazione,ha dovuto affrontare una concorrenza via via crescente. Così  il vino ha dovuto evolversi e migliorare. La concorrenza insomma può essere un’ottima cosa. Oggi a Roma si trovano vini di tutti i tipi. Assieme a Milano, Roma è la città dove si trova di tutto anche in fatto di vino. Non resta che scoprirlo, facendosi affidare anche ai titolari delle enoteche – quelli più bravi vanno di persona a scovare le nuove bottiglie da proporre.

Dato che il tuo libro si apre con un ricordo, qual è il tuo ricordo di Roma col vino?

Mio padre aveva un’enoteca-ristorante ai Castelli Romani, organizzavamo anche serate con degustazione. Durante una di queste ricordo di aver sentito parlare Paolo Lauciani, che forse i più ricordano come giornalista del TG5 gusto. All’epoca volevo scrivere di viaggi, grazie a lui e a mio padre cominciai a pensare al vino come possibile argomento dei miei scritti. Quindi, sebbene a quel tempo non bevessi (e questo lo puoi anche scrivere), iniziai il corso di sommelier per capirne qualcosa. Il corso era a Marino, poi iniziai a collaborare con la redazione di Bibenda, all’AIS di Roma -  una collaborazione che mi ha formato molto. Il corso per sommelier è come la patente di guida. Impari a guidare, guidando. Lo stesso accade col vino. Il corso ti da le basi, quasi una cornice dove inquadrare il vino, il resto lo impari degustando, partecipando alle degustazioni, visitando i produttori e scoprendo le enoteche della tua città. Così impari a interpretarlo e raccontarlo. Ed io ho provato a farlo ne “Il vino a Roma”.

vino

In tre parole “Il vino a Roma”, il tuo libro.

Vissuto. Misterioso. Scoperta. Vissuto perché sono andata fisicamente in ogni enoteca di cui ho scritto. Il mio vuole essere  un racconto realistico. Misterioso dato che non mi presentavo subito all’oste. Volevo scoprire il locale senza avvalermi di facili trucchi. Niente servizio personalizzato per la stampa. Scoperta perché ho girato tutta Roma, andando fuori dai giri del solito romano, che tipicamente o si concentra sul centro o sul suo quartieri. Ho effettivamente scoperto le enoteche e sono nate anche delle amicizie.

Infine, come è nato “Il vino a Roma”?

Avevo scritto un romanzo che non è stato pubblicato. A ripensarci è stato un bene. Lo feci leggere a Cristiano Armani che sapeva anche del mio lavoro nel vino. Quando iniziò a collaborare con l’editore Castelvecchi  un giorno mi contattò su Facebook per fissare un appuntamento in casa editrice. C’era nell’aria già un’idea di “Il  vino a Roma”. E lui conosceva il mio modo di scrivere. Il resto è … Il vino a Roma.

Ora non ti resta che scoprire Roma sfogliandolo.

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[N.d.R. Se dopo questa intervista vi è venuta voglia di andare a bere qualcosa provate a consultare le tante offerte di Groupon a questo indirizzo]

Ma che ti sei mangiato
Scritto da Rossella Di Bidino Ma che ti sei mangiato
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