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I tram di Torino, per girare la città e conoscerne la storia

Scritto da FEDERICA GIULIANI | 25.3.2014 |

I tram di Torino, per girare la città e conoscerne la storiaIl cielo di Torino, soprattutto in centro, si può osservare attraverso la rete creata dai cavi del tram. Una caratteristica che rende la città ancora più scenografica e che ha origini molto lontane. I primi tram a cavalli comparvero nel 1871 collegando la centralissima Piazza Castello con Barriera di Nizza ma, nel giro di soli tre anni, la rete coprì una superficie di 11,6 chilometri.

Nel 1890 la rete si estendeva su 58 chilometri e nel 1897, per iniziativa del Comune, iniziò l'elettrificazione della rete. Nel frattempo le diverse aziende concessionarie confluirono, con modalità e tempi diversi, nella Belga che comprendeva, in realtà due società: la Société Belge-Tourinoise de Tramways e la Società Torinese di Tramway e Ferrovie Economiche. Iniziò così un duopolio che avrà fine solo nel 1922 con l'acquisizione della Belga da parte dell'ATM, che decise per la riorganizzazione della rete.

 

tram storico torino

 

Tra le motrici storiche la più nota è forse la 2592, oggi di nuovo su rotaia dopo un lungo restauro. Costruita tra il 1932 e il 1933 dalle officine Fiat Materfer di piazza Marmolada, fa parte del secondo lotto di 2500 consegnato all'Atm, distinguibile dal primo per la diversa tipologia di carrelli. Durante la guerra, forse nel 1943, venne seriamente danneggiata durante un bombardamento, ma non in modo irrecuperabile tanto che l’Atm la mandò alla Fiat per la ricostruzione.

Nel 1945 la vettura venne riparata e, a conflitto concluso, riprese servizio. La ricostruzione lasciò tuttavia segni evidenti sulla motrice; in particolare, all’esterno, cambiarono i finestrini, non più ascendenti e divisi in tre parti, ma discendenti e costituiti da soli due elementi. All’esterno la caratteristica doppia fila di corrimano cedette il posto a un solo tubo in alluminio, posizionato più in alto. Verso il 1955 la 2592 fu mandata alle Officine Moncenisio per l’allargamento della porta posteriore, che diventò a quattro battenti. Nel 1966,  in seguito alla riduzione del servizio tranviario, quasi tutte le 2500  furono messe da parte e lasciate nel nuovo deposito a Venaria.

Qui restarono ferme per quasi un decennio, fin quando la crisi petrolifera del 1973 non le riportarono in attività. La 2592 presta così servizio per quasi altri dieci anni, prima di venire definitivamente fermata nel 1982-83.  La motrice rimane semi-abbandonata fino al 2005 quando, il 15 novembre, tornò sui binari per essere recuperata e restaurata.

 

torino tram in città

 

Alcune curiosità sull'attività dei tram torinesi:

- Tra fine Ottocento e i primi decenni del Novecento la rete tranviaria era molto estesa: si potevano trovare i tram addirittura nei i viali del parco del Valentino.

- Nello stesso periodo, in un'epoca in cui l'analfabetismo era ancora diffuso, si utilizzavano colori e ideogrammi per permettere di distinguere facilmente le diverse linee.

- Le prime fermate fisse risalgono a marzo del 1901. Fino ad allora le fermate erano a richiesta in qualunque punto del percorso.

- Durante la prima guerra mondiale servizi speciali di tram trasportavano i proiettili dalle fabbriche alle caserme e i feriti negli ospedali cittadini.

- Nei primi decenni del Novecento le linee Atm percorrevano anche vie secondarie molto strette come via Porta Palatina o via Palazzo di Città, dove i tram correvano a filo delle case.

- Con l'apertura dei mercati generali vennero istituiti i tram merci, composti da motrici e rimorchi per trasportare generi ortofrutticoli verso i mercati di quartiere.

Queste ed altre informazioni visitando il museo del tram o anche il suo sito Internet cliccando qui.

(Le foto sono di proprietà di TramdiTorino.it)

Federica Giuliani
Scritto da Federica Giuliani Federica Giuliani

Federica Giuliani, giornalista e scrittrice, è nata viaggiando. Ama osservare il mondo da angoli inconsueti per raccontare storie su luoghi e persone. Appassionata di cibi buoni e originali afferma che “non si può dire di avere davvero conosciuto un luogo senza averlo anche assaggiato".

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