GrouponMag TORINO

Alessandro Bulgini, l'artista di Torino Barriera

Scritto da FEDERICA GIULIANI | 15.10.2014 |
Alessandro
Bulgini, l'artista di Torino Barriera

Il quartiere di Barriera di Milano nacque nella seconda metà del XIX secolo, in seguito alla costruzione della prima cinta daziaria di Torino, che fu costruita per garantire il controllo doganale sulle merci in entrata. All'interno della cinta muraria si trovavano il centro storico con i quartieri limitrofi e le campagne. L'ingresso alla città, quella protetta dalle mura, era possibile attraverso delle barriere, che assicuravano il pagamento del dazio. La barriera storicamente più famosa era quella di Milano, costruita nell'attuale piazza Crispi, che allora si trovava sulla strada Reale d'Italia.

Oggi questo quartiere ha perso il suo ruolo strategico rimanendo una zona periferica, cosmopolita ma considerata di poco interesse per i torinesi e i turisti.

Alessandro Bulgini in Barriera di Milano ci vive. Per lui, architetto tarantino dall'accento livornese e dallo spirito vagabondo, è stata una scelta naturale dettata dal nome del quartiere che considera suggestivo: Barriera, che indica un reale sbarramento, un netto confine tra il centro cittadino patinato e la periferia a cui non si interessa nessuno. Parlando con lui si capisce immediatamente che non avrebbe potuto stare altrove. Alessandro è un uomo fuori dagli schemi, un artista ribelle, che ha voluto essere libero, abbandonando l'ambiente rigido e protetto delle gallerie d'arte per vivere e assaporare il mondo.

Bulgini Merletti

Come lui tiene a precisare, però, non stiamo parlando di un eroe romantico che ha deciso di dedicarsi al bene comune. Si tratta, piuttosto, di un artista un po' visionario che crede nella divulgazione della bellezza e di ogni espressione artistica.

Il motivo principale per cui mi sono incuriosita alla sua storia è legata ai “merletti” che, ho scoperto, per caso, realizza sui marciapiedi di Barriera. Il progetto nasce dall'idea di adoperare il ragionamento per capire cosa poter fare con il preesistente: decorare, ad esempio, un triangolo nato da una crepa nell'asfalto. Non arte permanente, però, ma segni non invasivi a difesa del quartiere. Un utilizzo propiziatorio dei disegni che svaniscono sotto la pioggia o il passaggio delle persone; una sorta di mandala o, meglio, di kolam indiani: motivi ornamentali in polvere di riso, disegnati sul terreno dalle donne per proteggere e purificare le proprie case.

Con il progetto, che si chiama “000-decoro urbano in Barriera di Milano”, Bulgini disegna con il gesso bianco forme decorative intervenendo su spazio e comportamenti, proteggendo e purificando il territorio. La parte più interessante e divertente riguarda l'interazione del pubblico: “Cosa fai?” chiedono quasi tutti i passanti. C'è chi si limita a osservare il progredire dell'opera, c'è chi ringrazia per l'aiuto a rendere più bella questa zona, c'è l'africano che paragona i disegni di gesso a quelli tipici del proprio Paese e c'è la signora pugliese che si emoziona vedendo che quelli non sono solamente segni, ma si rifanno al ricamo a tombolo: i merletti dell'antica tradizione italiana, soprattutto delle regioni meridionali.

Merletti di strada

Tutto questo fa parte del progetto Opera Viva: esperimento ai confini tra arte pubblica e relazionale. Vivere, difendere il territorio e relazionarsi con i suoi abitanti, significa comprendere e interpretare il paesaggio contemporaneo, fuori dai suoi luoghi comuni, restituendogli dignità e identità mediante l’indagine e il progetto.

Dove sia possibile vedere i disegni di Alessandro Bulgini non è dato saperlo. Ogni giorno un nuovo angolo di marciapiede si trasforma in opera d'arte, perciò non resta che esplorare le vie di Barriera per individuarli. Nel caso poi incontraste l'artefice di tale bellezza, armatevi di gessetti e aiutatelo: non vorrete mica che faccia tutto da solo!

Federica Giuliani
Scritto da Federica Giuliani Federica Giuliani

Federica Giuliani, giornalista e scrittrice, è nata viaggiando. Ama osservare il mondo da angoli inconsueti per raccontare storie su luoghi e persone. Appassionata di cibi buoni e originali afferma che “non si può dire di avere davvero conosciuto un luogo senza averlo anche assaggiato".

{}