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Il ghetto di Bologna tra botteghe, negozi e trattorie tipiche

Scritto da ELISA PATERLINI E LUCA GOLINELLI | 29.10.2014 |
Il ghetto di Bologna tra botteghe, negozi e trattorie tipiche

Un'aria diversa. Ecco quello che si respira nel ghetto ebraico. Questo succede in tutte le città che ne hanno uno. E anche Bologna non fa eccezione. La bellezza del ghetto non è eclatante, non sfoggia monumenti altezzosi, palazzi barocchi o piazze maestose. L'antica sinagoga era situata nella "casa dei Burratti" in via dell'Inferno 16. Il suo aspetto esteriore era perfettamente anonimo dovendo sottostare alla bolla pontificia del 1555 che la obbligava a non avere nessun riconoscimento. Gli ingressi del ghetto erano situati uno all'inizio di via dei Giudei, uno in via Oberdan e un terzo nell'incrocio tra via Zamboni e via del Carro. Venivano aperti la mattina e chiusi al tramonto.

Le luci delle vetrine di numerose botteghe, piccoli cafè e osterie che oggi illuminano le strette vie ci guidano passo dopo passo vincendo così la sensazione di perdere l'orientamento ad ogni incrocio. In via Valdonica 5 entrati nel Camera a Sud, la voglia di non uscirne più si impossessa di noi. Ogni momento della giornata è quello giusto per trascorrere del tempo tra le sue mura. Che sia un tè, un bicchiere di vino bianco, un ricercato piatto di pesce o una profumata torta c'è sempre un valido motivo per tornarci. Camera a Sud è inoltre una delle location del BilBolBul Festival Internazionale del Fumetto.

In via dell'Inferno, quella della sinagoga, a pochi passi uno dall'altro troviamo due ristoranti. Il primo è Moghul, al civico 16, uno dei migliori ristoranti indiani in città. La cucina è veramente indiana e l'ambiente è ben curato. A pranzo viene proposto un menù fisso. Il secondo è il Wine/La Vineria del ghetto. L'aspetto curioso e pittoresco  invita l'ingresso, ma una volta visti i prezzi siamo fuggiti a gambe levate. Fortunatamente il nostro intuito ci ha salvati, perché controllate le recensioni sul web abbiamo scoperto che come spesso accade l'abito non fa il monaco. Attenzione.

Il ghetto offre la possibilità di dedicarsi allo shopping dall'anima artistica e di design. A fianco di Moghul i tessuti e i gioielli in mostra nella vetrina di Confezioni Paradiso, in via dell'Inferno 12/A dimostrano che la creatività e l'immaginazione non hanno limiti. L'autrice di tutto ciò è Emanuela Paradiso, una giovane stilista che nel 2008 ha deciso di aprire un negozio dove proporre al pubblico le sue personali creazioni.

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All'interno di Martino Design, in via Canonica 1, lo sguardo si perde tra le meraviglie di arredamento sparse nel negozio. Gli oggetti in esposizione sono il frutto di designer internazionali ed emergenti che qui hanno la possibilità di mostrare la loro bravura e creatività. Il Martino Design è anche studio di progettazione d'interni. Anche qui il BilBolBul espone le tavole degli artisti in programma durante il festival di febbraio/marzo.

Lo spirito artigiano delle botteghe del ghetto si può trovare anche nelle incisioni ad acquaforte e acquatinta della stamperia La Tarlatana in via dei Giudei 1/C. Pregiate stampe in tiratura limitata vedono la luce grazie allo storico ed affascinante torchio Bendini. Qui Daniela Collina compie i suoi studi sull'alfabeto e la cultura ebraica trasportandoli nella sua produzione artistica.

Un consiglio: perdetevi tra le vie del Ghetto.

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