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Firenze, il menu tipico per il pranzo di Natale

Scritto da FEDERICA GIULIANI | 9.12.2014 |
Firenze, il menu tipico per il pranzo di Natale

Forse in pochi sanno che sono fiorentina da parte di padre. I miei genitori si sono conosciuti a Firenze ormai molto tempo fa e, dopo la nascita dei miei fratelli, si sono trasferiti a Torino per motivi di lavoro. Tutta la famiglia, però, è rimasta legata a questa splendida città perché lì continuano a viverci gli zii. Fino a quando ci sono stati anche i nonni, ogni anno a Natale ci riunivamo tutti a Firenze per trascorrere le feste insieme intorno alla tavola imbandita per l'occasione. Il menu era sempre lo stesso, quello della tradizione che, ancora oggi nella mia casa torinese, a volte mi piace proporre ai miei ospiti.

Antipasti

Tra gli antipasti non possono mancare i tipici crostini toscani. La base è composta dal pane “sciapo” - senza sale – mentre la farcitura deve essere fatta di patè di fegatini di pollo e una crema fatta di stracchino e salsiccia rigorosamente locale. Nel primo caso la preparazione è un po' lunga, ma di grande effetto. L'origine dei crostini a base di fegato è contadina e la ricetta prevedeva l'utilizzo di parti povere come il fegato di pollo e la milza di vitello in aggiunta a verdure come sedano, carota e cipolla. L'aggiunta del vin santo, poi, aiutava a smorzare il sapore un po' forte del composto. Per l'altro tipo di crostino, invece, si deve usare rigorosamente la salsiccia toscana fresca, che differisce dalle altre italiane per il condimento della pasta e che può anche essere lasciata stagionare, da mangiare poi come un salamino.

Primi

Sulla tavola natalizia toscana un posto d'onore lo occupano i cappelletti in brodo. Il brodo in questione deve essere fatto con il cappone, che una volta cotto può essere utilizzato per il ripieno della pasta. Io ricordo i cappelletti serviti dalla nonna in una grande zuppiera di ceramica bianca decorata con piccoli fiori. Ero una ragazzina, ma ne ricordo ancora il sapore caldo e avvolgente.

Secondi

La casa dei nonni aveva un lungo corridoio su cui si affacciavano le camere, i bagni e la sala da pranzo. In quel passaggio, nei giorni di Natale, si incanalavano tutti i profumi dei vari cibi in preparazione. Uno dei più persistenti era forse quello dell'arista di maiale cotta con l'aglio e le bacche di ginepro. Il nome di questo piatto ha un'origine curiosa, narrata anche da Pellegrino Artusi. Agli inizi del Quattrocento durante un banchetto offerto venne servita questa pietanza tipica fiorentina a ospiti greci che, per dimostrare il loro gradimento, iniziarono a gridare “Arista! Arista!”. Il termine, infatti, è il plurale neutro del superlativo agathos che in greco significa “buonissimo”.

ricciarelli

Dolci

Che Natale fiorentino sarebbe senza i dolci tipici? I ricciarelli sono tra i miei preferiti: piccole e soffici nuvole a base di mandorle. Tra i più famosi ci sono quelli della pasticceria Nannini, conosciuta ovunque anche se nasce a Siena. Non può mancare il panforte, ricco dolce dalle origini antiche. Quando nacque, pare intorno all'anno Mille, la sua preparazione era affidata agli speziali e destinato esclusivamente ai nobili. I suoi ingredienti infatti erano troppo costosi perché tutti potessero permetterselo: spezie, mandorle e canditi per l'epoca erano un lusso di pochi. Oggi è facilmente reperibile e lo considero una delizia natalizia irrinunciabile. Infine, i cantucci da bagnare nel vin santo sono la golosità che conclude il pranzo di Natale. Il vin santo è prodotto con uve Trebbiano e Malvasia e la teoria fiorentina sulla sua nascita sostiene che risalga al Concilio di Firenze del 1439 quando pare venne confusa l'espressione di un greco, il quale parlò di un vino di Xantos, modificato poi in santo.

Quanti ricordi! La cucina toscana è una delle mie preferite e credo che quest'anno a Natale rifarò questo menu. Anche se magari i cappelletti li compro già fatti!

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Federica Giuliani
Scritto da Federica Giuliani Federica Giuliani

Federica Giuliani, giornalista e scrittrice, è nata viaggiando. Ama osservare il mondo da angoli inconsueti per raccontare storie su luoghi e persone. Appassionata di cibi buoni e originali afferma che “non si può dire di avere davvero conosciuto un luogo senza averlo anche assaggiato".

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