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5 luoghi da vedere a Catania avvolti dalle leggende

Scritto da ALESSANDRA PELLEGRITI | 6.10.2014 |
5 luoghi da vedere a Catania avvolti dalle leggende

Catania, così come molte altre città d'Italia e della stessa Sicilia, ha diverse leggende da raccontare e alcune di esse affondano le loro radici in miti molto antichi e particolari. Oggi vogliamo parlarvi di cinque di queste storie, tutte ancora molto presenti perché legate ad alcuni luoghi della città e da scoprire visitando la città.

Elefante Catana

L'elefante in pietra lavica


Tutti conoscono il simbolo di Catania, l'Elefante, che è rappresentato in tutta la sua maestosità dal grande monumento in pietra lavica presente in piazza Duomo, che sembra sia stato costruito (non si conosce però la sua vera origine né l'identità di colui che lo scolpì) per proteggere la città dal pericolo dell'Etna. La leggenda racconta che quando la città venne popolata per la prima volta, un grande elefante percorse in lungo e largo l'area per scacciare tutti gli animali feroci, e per questo divenne caro alle persone, tanto che lo scelsero come simbolo. I Catanesi conoscono il monumento presente nella piazza antistante il comune e il Duomo anche come Liotru, una abbreviazione dialettale del nome Eliodoro. Eliodoro era un nobile catanese che nell'ottavo secolo – secondo la leggenda – dopo non esser riuscito a diventare vescovo di Catania, cadde in disgrazia e si dedicò alla magia. La leggenda racconta che Eliodoro diventò un mago talmente abile da riuscire ad animare la statua dell'elefante e a cavalcarla. Ma la magia non poté salvare Eliodoro dal suo destino perché, a causa delle continue interferenze che egli causava alle funzioni religiose, venne condannato a essere bruciato vivo dal Vescovo Leone II.

Pozzo Gammazita

Il Pozzo di Gammazita

Situato in via san Calogero, nei pressi di Piazza Federico di Svevia, la leggenda legata a questo pozzo e ambientata alla fine del tredicesimo secolo racconta della virtuosa Gammazzita, una ragazza molto bella che destò le attenzioni di un soldato francese. La giovane, che era anche fidanzata, non accettò mai il corteggiamento dell'uomo, e dato che questi la seguiva spesso, e in particolare quando quotidianamente si recava al pozzo per prendere l'acqua, non andava mai in giro da sola. Ma nel giorno del suo matrimonio Gammazita, imprudentemente, uscì per prendere l'acqua senza alcuna compagnia, e una volta giunta sul posto venne aggredita dal soldato. La ragazza, piuttosto che perdere la suà virtù, scelse la morte e si gettò nel pozzo.

Faraglioni Catania

La nascita dei Faraglioni

La storia dei Faraglioni (il nome deriva probabilmente dalla parola greca 'pharos', che vuol dire 'faro') di Acitrezza è legata all'Iliade di Omero, perché gli otto meravigliosi scogli che si ergono dal mare sono attribuiti alla furia del gigante Polifemo. Ulisse, sbarcato nella Terra dei Ciclopi con i suoi compagni, iniziò ad esplorare il posto e finì, spinto dalla curiosità, proprio nella grotta del ciclope Polifemo, che li imprigionò. Dopo che Polifemo ebbe mangiato diversi dei suoi amici, Ulisse escogitò un piano di fuga e, dopo aver accecato il gigante con un grosso bastone, riuscì a fuggire insieme ai compagni ancora in vita e a raggiungere le loro navi. Polifemo, adirato ma impossibilitato a vedere, iniziò a scagliare delle enormi rocce verso di loro, che finirono in mare e che diedero così vita ai Faraglioni.

La leggenda del cavallo senza testa


E' legata alla via Crociferi e all'Arco delle Monache Benedettine. Si narra che nel Settecento la via Crociferi fosse frequentata in orari notturni da nobili che non volevano essere scoperti mentre intrecciavano storie d'amore clandestine e intavolavano cospirazioni di varia natura. Per evitare che questi perseverassero in tali attività venne diffusa una voce su un cavallo senza testa che vagava lungo la via Crociferi nel cuore della notte, e così il posto presto non fu più sede di incontri. Un giovane, in barba a tale credenza che si era ormai diffusa, fece una scommessa con degli amici e disse che sarebbe andato nella via di notte, e che per provarlo avrebbe piantato un chiodo sull'Arco delle Monache Benedettine. Il ragazzo, in effetti, raggiunse l'Arco e riuscì anche a salire e a piantare il chiodo, ma non si accorse che parte del suo mantello era rimasta attaccata sotto di esso, e quando venne il momento di scendere, sentendosi strattonare, pensò di essere stato in qualche modo afferrato dal Cavallo senza testa e morì sul colpo. Il segno del chiodo è ancora visibile sull'Arco.

I Fratelli Pii

In piazza Università sorge il monumento (corrisponde alla base di uno dei quattro noti lampioni della piazza) a quelli che vennero poi ribattezzati i “Fratelli Pii”. I due giovani Anfinomo e Anapia lavoravano nei campi insieme ai due anziani genitori, quando all'improvviso vennero sorpresi dall' eruzione dell'Etna. Consapevoli che la madre e il padre non ce l'avrebbero mai fatta da soli, i due ragazzi li caricarono sulle loro spalle e iniziarono a correre, sebbene consci del fatto che non sarebbero riusciti a sfuggire al pericolo dietro di loro. Quando la lava li raggiunse però non li travolse, ma si biforcò in due grandi lingue, salvando così le loro vite. Il gesto dei due figli continua a essere raccontato e lodato, ed è stato commemorato negli anni in più modi. Esistono, per esempio, anche delle monete a loro dedicate.

E voi, conoscete altre leggende che noi non conosciamo su Catania ma anche su tutta la Sicilia? Venite a raccontarle su Facebook e su Twitter!

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Alessandra Pellegriti
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