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Quattro passi tra la storia al Caffè Gambrinus di Napoli

Scritto da MENA SANTORO | 23.9.2014 |
Quattro passi tra la storia al Caffè Gambrinus di Napoli

Conoscete il commissario Ricciardi? Poliziotto nato dalla penna di Maurizio De Giovanni, Luigi  Alfredo Ricciardi svolge le sue indagini nella Napoli degli anni 30; permettendosi ben poche distrazioni dal suo lavoro. Uno dei pochi vizi è la pausa che si concede al Gran Caffè Gambrinus, bar in voga, allora come adesso, nel capoluogo partenopeo.

Nato inizialmente come Birreria Caffè Gambrinus deve il suo nome ad un leggendario Re delle Fiandre, considerato come il patrono della birra. Un nome legato al connubio tra due famose bevande: la prima, dal sapore nordico e freddo; l’altra, scura e calda, per rievocare la tipica atmosfera napoletana. Birra e caffè: marketing dell’800!

Da buona napoletana conoscevo il Gran Caffè Gambrinus; ho assaggiato il suo eccellente caffè e i buonissimi dolcetti. E’ un locale dall'elevato valore storico. Forse non tutti sanno che l'attuale palazzo della Prefettura che ospita il Caffè fu voluto nel 1815 da Ferdinando I come Foresteria per alloggiare gli ospiti di corte.

Nato nel 1860, ma ristrutturato ad arte dai migliori maestri nel 1890, il Gran Caffè Gambrinus si afferma subito come uno dei maggiori caffè letterari della neo-nata nazione, punto di incontro di artisti ed intellettuali. Caratteristica questa che ha conservato sino ai giorni nostri: costeggiando piazza Trieste e Trento, dove il bar affaccia, è possibile riconoscere seduti ai tavolini personaggi del mondo della cultura, dell'università e della politica napoletana.  Proprio questa funzione di ritrovo di intellettuali pare sia costata al Gambrinus un periodo di chiusura nella Napoli fascista. Ufficialmente il bar venne chiuso perché fonte di schiamazzi che infastidivano la moglie del prefetto; ufficiosamente il Gran Caffè fu tacciato di essere luogo di ritrovo per gli antifascisti.  Riaperto poi con la nuova gestione e grazie agli sforzi di Michele Sergio il locale ritorna ad essere il cuore della vita mondana, culturale e letteraria della città.

Bancone Gambrinus

Varcando la soglia del Caffè Gambrinus è come fare un tuffo nel passato ritrovandosi alla Belle Epoque. Avrete la sensazione di ritrovarvi in un quadro di Renoir. Sembra quasi scorgere, tra le sue sale dorate, uno ad uno le personalità illustri che un tempo qui trascorrevano ore ed ore: da Oscar Wilde ad Hernest Ernest Hemingway e Paule Satre. Forse più che in un quadro impressionista, si potrebbe credere di essere in Midnight in Paris di Woody Allen.

Per avere un’idea della funzione sociale del Gambrinus nella Napoli del Milleottocento basterà rivedere Carosello napoletano di Ettore Giannini ed il giovane Francesco Rosi, assistente alla regia. Ne resterete affascinati.

Tra gli assidui frequentatori del bar immancabile era anche il celebre Gabriele D’Annunzio che, seduto al tavolo, qui scrisse della bellissima canzone 'A Vucchella. Chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare dall’atmosfera regale, non ci vorrà molto per risentirne le parole... Dammillo e pigliatillo nu vaso piccerillo comm'a chesta vucchella che pare na rusella nu poco pucurillo appassuliatella... Sono gli stessi suoni, profumi e sensazioni delle persone che all'epoca, magari di ritorno dal Salone Margherita (primo cafè-chantant italiano a proporre le ballerine di can-can) o dal teatro San Carlo, entravano per gustare un babà o la sfogliatella, dolce tipico napoletano che, nelle sue varianti frolla e riccia, ancora oggi lì al Gambrinus, sono tra le più buone della città.

Piazza Gambrinus

E ora che ne dite di una pausa caffè?

Gran Caffè Gambrinus
Via Chiaia 1/2 - Angolo Piazza Triste e Trento
Telefono: 081417582

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Mena Santoro
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